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Il rumore della pace: marcia a Sassari

2026-03-21 19:00

Giampaolo Cassitta

events,

Il rumore della pace: marcia a Sassari

Abbiamo ancora desiderio di pace. Di spegnere quei rumori che fingono di essere fondo, ma sono grida che attraversano il silenzio delle nostre nazioni

Abbiamo ancora desiderio di pace. Di spegnere quei rumori che fingono di essere fondo, ma sono grida che attraversano il silenzio delle nostre nazioni. Abbiamo ancora bisogno di una tregua da guerre che ogni giorno si stringono su se stesse e uccidono vite indifese. Abbiamo ancora bisogno di nominare i bambini ucraini, quelli di Gaza, della Somalia, dell’Iran, del Libano. Di dire, senza esitazione, che ripudiamo la guerra. Che l’Italia la ripudia. Che il mondo intero dovrebbe imparare a farlo.

Lo sappiamo: ci diranno ingenui, forse persino inutili. Non si fermeranno davanti alle nostre bandiere leggere, ai nostri striscioni. Non si fermeranno nemmeno davanti a quella piccolissima e immensa luce partita da Assisi, con l’anima di Francesco a sussurrare: “pensateci”. E allora pensiamoci davvero.

Non possiamo più raccontarci che tutto questo non ci riguarda, che diventa reale solo quando salgono i prezzi, quando si incrinano le nostre abitudini. No, tutto questo ci appartiene. Ci appartengono quelle urla e quei silenzi. Ci appartengono le decisioni scellerate di uomini cinici e distratti. Ci appartengono i sorrisi negati, i corpi dei bambini dilaniati da bombe che, in qualche modo, abbiamo contribuito a costruire. Ci appartiene l’orrore di un mondo impoverito nello sguardo e nella coscienza. Ci appartiene il suono delle scarpe nel fango gonfio di sangue.

Questa serata è poco più di un battito d’ali, quasi impercettibile. Eppure anche un battito così lieve dice che il cuore resiste, che il sangue scorre ancora nelle vene e non soltanto sull’asfalto delle guerre. Dice che noi non vogliamo essere parte di questo spettacolo atroce che chiamate guerra e che è, senza finzioni, un massacro.

Non fate nulla in nome di nessun Dio. Non usate ciò che non vi appartiene. Non esiste un Dio che possa assolvervi. Nessuno.

E noi, non in nome di Dio ma in nome di quei bambini, di quelle donne, in nome dei nostri figli e dei figli che verranno, vi chiediamo di fermarvi.

Ecco i nostri passi nella città. Ecco le nostre piccole bandiere colorate. Ecco le nostre scarpe, il nostro lieve rumore. Siamo qui, con la fragile ostinazione della vita, con la sua innocente verità.

E credeteci: non è poco.

 

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