©

weaving words and gestures

cultural interweavings sardinia

logo ammajare definitivo.jpeg

facebook
instagram
logo intrecci 2025 definitivo

news

libri.jpeg

Festival 2026: La repubblica delle donne

2026-05-30 16:09

Giampaolo Cassitta

presentations, festival, events, festival-ammajare,

Festival 2026: La repubblica delle donne

Ecco il programma del festival Ammajare 2026

C’erano tempi in cui la luce sembrava poter nascere dalle mani di una donna.
Accadde quando Eleonora d’Arborea, nel cuore del Medioevo, prese in mano le sorti del suo popolo e scrisse la Carta de Logu: un codice che parlava di giustizia, di misura, di comunità.
In un’epoca dominata dagli eserciti e dai signori, lei governò con la fermezza di chi mette il bene comune prima di tutto.

In quel gesto, antico e modernissimo, si intravede la prima forma possibile di Repubblica: una donna che scrive la legge, e la legge che tutela la vita.

Poi venne il buio.

Il tempo dell’Inquisizione chiuse la porta alla conoscenza, soprattutto se femminile.
Bastava un gesto fuori posto, una parola saggia di troppo, una cura per guarire un vicino: ed ecco l’accusa.
In quel clima visse Julia Carta, la guaritrice di Siligo, che strega non fu mai.
Davanti ai giudici dell’Inquisizione portò la sua sapienza come un’offerta al mondo, e per questo venne perseguitata.

Nei suoi occhi non c’era paura, ma una dignità antica: la scintilla della libertà che accende ogni donna quando decide di non piegare la testa.

Dal buio si risale lentamente.

E arrivano le donne che costruiscono con le mani, con la mente, con il gesto artistico:
Francesca Sanna Sulis, che insegna alle donne un mestiere e restituisce autonomia;
Francesca di Zatrillas, che osa scrivere poesie e amare fuori dalle regole;
Grazia Deledda, che porta la parola sarda nel mondo trasformandola in letteratura universale;
Maria Lai, che lega un paese alla sua montagna e insegna che una comunità è un filo che si tesse insieme.

E arriviamo al 1946.

È il giorno in cui, per la prima volta, le donne italiane entrano nella storia con una scheda elettoraletra le dita. Quella croce è un battesimo laico, una promessa alla luce.

Ma non sono solo votanti: sono fondatrici, e il cuore della nuova Italia batte anche grazie a loro.

Tra il 1946 e il 1948 ci sono le 21 Madri Costituenti, donne di partiti diversi, di storie diverse, che siedono nell’Assemblea e costruiscono la Costituzione: diritti, lavoro, libertà, dignità, famiglia, scuola, parità.

Sono loro a portare l’esperienza femminile dentro la legge fondamentale della Repubblica.
Sono loro che trasformano il voto in cittadinanza e insieme a tutte le altre donne italiane ci regalano un nuovo sogno: la Repubblica. Sono loro che aprono le porte del futuro.

E la nostra Repubblica porta dentro di sé l’eco di Eleonora, di Julia, di Sanna Sulis, di Zatrillas, di Deledda, di Lai – e delle ventuno donne che firmarono il patto con cui il Paese decise di non tornare mai più indietro.

Poi arrivano le voci della Repubblica viva. Maria Carta, che canta le radici e riporta alla luce la voce delle madri, dei riti, delle ferite e delle rinascite. Michela Murgia, che con pensiero e ironia smonta i meccanismi del potere e ricorda a tutti che la libertà non è mai garantita: va nutrita, praticata, difesa.

Sono loro le madrine ideali di una Sardegna che guarda avanti, che osserva il mondo con occhi vigili e cuore aperto.

Una Sardegna che riconosce i nuovi soprusi e li nomina: il ritorno del patriarcato, i femminicidi, le violenze domestiche, le discriminazioni di genere.

Una Sardegna che non chiude gli occhi davanti alle sofferenze delle altre donne: le palestinesi che vivono sotto le bombe, le afghane private dell’istruzione e della libertà, le donne violate e umiliate nelle guerre, nel traffico di esseri umani, nei campi profughi. Il dolore di una donna, ovunque sia, parla anche alla nostra storia.

Perché la Repubblica delle donne non è solo ciò che è stato:
è ciò che ancora dobbiamo costruire. Ogni volta che una donna viene esclusa, la Repubblica si screpola. Ogni volta che una donna parla, insegna, crea, protesta, la Repubblica si rinnova.

Questo è Ammajare 2026.

Un canto corale che unisce le voci delle donne che furono “eretiche”, “ribelli”, “diverse”, a quelle che oggi tengono accesa la luce della libertà. Un viaggio dalla legge medievale alla Costituzione, dall’Inquisizione ai diritti, dalla Sardegna al mondo. Un omaggio alla Repubblica delle Donne: la più antica, la più tenace, la più necessaria.

pollack.png
Create Website with flazio.com | Free and Easy Website Builder